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Archivio mensile:aprile 2012

Oggi un giro alla National Portrait Gallery, uno dei musei dello Smithsonian (se ne contano almeno otto!). Un “giro” vuol dire passarci la giornata in modo più o meno emozionante, fra ritratti di presidenti (la maggior parte per me sconosciuti……almeno fino ai tempi più recenti), foto di star del cinema, enormi tele celebrative dell’epopea dell’West, statuette dell’Oscar e un po’ di arte iper realista.
Ad un certo punto nel bellissimo cortile coperto è cominciato un concerto, un concerto un po’ particolare

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La Symphony Orchestra del Garmer College della University of Maryland, un ensemble di più di 120 tra orchestrali e coro, ha offerto un concerto esclusivamente dedicato a colonne sonore di video games arrangiati per orchestra.
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È stato un concerto bellissimo, emozionante, belle voci, musica interessante, spesso ai confini del dodecafonico.
L’occasione era quella della mostra, in corso al museo, dal titolo “The Art of Video Games”. Una mostra stupefacente, per l’idea stessa. Il video game che esce dal ghetto dell’effimero, del perditempo, del prodotto di consumo. Per essere studiato e condiviso per quello che è, una manifestazione della nostra epoca. Forse anche arte, perché no?

E anche il pubblico era arte:

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La gente che passa, la vita di tutti i giorni. Catturarla è sempre il sogno di ogni fotografo.
Ma anche il desiderio di chi sta vivendo una nuova vita, in un nuovo paese, un paese che però sa non essere suo: una vita da spettatore, quindi.

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A Baltimora (mezz’ora scarsa di treno da Washington, una delle città della storia dell’indipendenza americana, sede di una delle più prestigiose università al mondo. la John Hopkins) c’è uno dei maggiori conservatori musicali d’America e del mondo, il Peabody Institute.

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Ma al di là della richhezza e completezza di istruzione che offre ai suoi allievi, immersi nella cultura umanistica profonda della John Hopkins che li forma a 360°, voglio cercare di comunicare con queste immagini la travolgente atmosfera che offre la usa biblioteca.

E’, in un certo senso, una Hogwarts antica (e dedicata alla musica, invece che alla Storia dell’Arte come il “mio” CASVA). Ma la vertigine della biblioteca è la stessa. Con in più una costruzione evocativa del teatro dell’opera

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Se ne fanno di belli e di brutti, naturalmente.
Ma i miei preferiti sono di Terzo Tipo:

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con Bicci di Lorenzo, a Baltimora, Walters Art Gallery
Per la serie “il primo amore non si scorda mai”!

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frammento di Croce spoletina, il cosiddetto “Sozio”, sempre a Baltimora
(e per chi mi capisce: no, non c’era l’immancabile Ann Driscoll!!!!)

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con Martina Bagnoli e Carl Strehlke: chissà cosa c’è!

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la mia patrona
(e un po’ di ammirazione va anche ad Orazio Gentileschi, perché no? cattivo padre, ma ottimo pittore).
Comunque questo dipinto è un bel puzzle…..sarà un Gentileschi o un Lanfranco? E se sono tutti e due insieme, chi ha fatto cosa?

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Ora basta con Leonardo e i leonardeschi….e un se ne po’ più!

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Con Thomas Jefferson…..teniamo le distanze: il tizio non mi piace più per niente!

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Se non finisce questo fellowship, mi sa che questi incontri diventano di QUARTO TIPO

L’America ha un gusto molto netto nel celebrare (e divulgare) le proprie memorie attraverso immagini pubbliche ben evidenti, landmarks (come li chiamano qui), ovverosia, familiarmente,”segnaposto” cittadini.

Spesso queste statue, isolate o a gruppo, sono in bronzo (un buon compromesso verso la statuaria antica, romana, direi), situate in luoghi strategici per la divulgazione della cultura (di fronte a musei, uffici postali, palazzi del governo) anche senza necessariamente un legame con cosa e con chi celebrano.

Fa un po’ eccezione Washington, che è una città celebrativa delle memorie nazionali, intorno alle quali è stato costruito il Mall, il parco della storia.

Ecco comunque alcuni esempi sparsi.
(Al Mall converrà dedicare un post unico)

La scelta di immagini vorrebbe dimostrare come gli Stati Uniti stiano costruendo il proprio passato attraverso celebrazione di figure ormai parte della storia ufficiale della nazione, figure che sono simbolizzazioni e figure prese dalla storia mediatica, tenute tutte sullo stesso livello.
Mi pare un bel modo, intelligente, di costruire una memoria collettiva che, per forza di cose, non può che essere “moderna”.

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Memorial alle vittime del Titanic, sullo Waterfront SW di Washington, statua di Gertrude Vanderbilt.

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Navy Memorial, Washington DC
Statua in bronzo: The Lone Sailor, di Stanley Bleifeld

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Queste statue sono tutte davanti allo splendido Museum of Art di Philadelphia:

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Statua celebrativa di John Marshall, presidente della Corte Suprema degli Stati Uniti e, in un certo senso, fondatore del diritto costituzionale americano.

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Gruppo rappresentante la Social Consciousness (Consapevolezza Sociale), di Jacob Epstein

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Statua di Rocky, ai piedi della scalinata del muses, celebrato luogo di esercizio del campione, nel film. La statua è stata commissionata da Sylvester Stallone stesso.

Questa la scena del film che Stallone voleva eternare con la statua, ma la direzione del museo non ha consentito, altro che per particolari eventi celebrativi, che la statua fosse messa in alto, sulla sommità della gradinata

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L’Angelo della Resurrezione, di Walker Kirtland Hancock, statua celebrativa dei ferrovieri caduti durante la Seconda Guerra Mondiale, situata nella Stazione Ferroviaria della 30th Street, a Philadelphia. Enorme, bellissima, resa celebre dal film The Witness-Il testimone (quello col poliziotto Kevin Costner che indaga in una comunità Amish)

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Statua alla grande cantante jazz, Billie Holiday, a Baltimora, sua città natale