Vita da Università (2)

Gli studenti si lasciano messaggi sparsi per il campus.
Queste improvvisate bacheche sono interessanti: interessante che se ne senta ancora il bisogno in un’epoca di social networks, telefoni cellulari e, perché no?, blog

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Poi ci sono le porte delle loro stanze, altra bacheca personalizzata

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Le sedie a dondolo su cui riposare sotto il porticato, una per ogni stanza, tutte rigorosamente legate con catene di sicurezza da biciclette…..un po’ strano trovarle come arredi di stanze di studenti universitari. Ma certo una dimostrazione in più che a ragione fanno parte dell’idea collettiva che si ha di America

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E poi il grande Prato interno, su cui si affacciano la biblioteca (la Rotunda) e i porticati delle stanze, il nucleo antico dell’Università, oggi riservato ai meritevoli e ai più attivi nella vita sociale comunitaria.
In questa giornata bellissima di primavera c’era una esibizione di cori a cappella degli studenti stessi

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E per finire le case delle Sororities e Fraternities, le associazioni giovanili di studenti, esclusivi club che formeranno le elites di domani. Riti di iniziazione, feste turbolenti, bullismo o forse solo giovanilismo imperante, tollerato e spesso avallato dalla società accademica che si modella su quella inglese.

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A tutti noi viene in mente il film “L’attimo fuggente” con Robin Wiliams…..ma anche a famigerata Fraternity “Skull and Bones” di cui fecero parte sia Bush che Kerry

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4 commenti
  1. giuseppe ha detto:

    alla base di tutte ste cose c’è la loro consapevolezza indiscussa di essere quasi i padroni del mondo, quasi all’avanguardia su tutto, di poter intervenire su tutto,di essere privilegiati appartenenti a una nazione ricchissima e potentissima, di esssere in prima linea anche per l’affermazione del giusto, naturalmente. In questo campus si respirano ste cose che ho detto, o almeno così le vedo io. Sono un pò gli sceriffi del mondo, come suol dirsi. Ma quante contraddizioni si possono vedere.Inevitabili d’altronde. Grazie per questi squarci di vita che comunque io vedo come la riproduzione di un quadro che tu vedi dal vero. Buona permanenza.
    Giuseppe

    • Ti dirò, più che vivo qui e più mi rendo conto dei pregiudizi che governano il nostro modo di pensare. Noi europei abbiamo pregiudizi nei confronti degli americani. E, naturalmente, gli americani hanno pregiudizi nei nostri confronti. Niente quanto viaggiare e stare in contatto con gli altri aiuta a capire quanto è vero e quanto invece è frutto di un sentito dire o di un giudizio precostituito che si tramanda e si alimenta di niente. È una società da cui dovremmo imparare molto. Sicuramente più libera, tollerante e pratica della nostra.

      Inviato da iPad

  2. sandalialsole ha detto:

    Ciao! Sono in contesto un po’ diverso dal tuo (e comunque San Diego non è proprio gran che, se uno non è arrivato per fare mare), ma anche qui ogni scusa è buona per un wifi gratuito, cosa che davvero noi ci sogniamo. Oggi mi son messa a lavorare un po’ su una panchina vicina alla spiaggia, mentre frotte di podisti mi passavano davanti correndo. Va bene, in parte sono della US Navy, ma gli altri palesemente amateur: ma quanto corrono?
    Son passata davanti a un self service: un cartello scritto col gesso diceva: If You want to be served, go to church!, ma non ce la fanno a essere scortesi, nemmeno quando ci provano.

    • Anche io noto ovunque questa cortesia e questo desiderio di essere friendly a tutti i costi. La gente che incontri per la strada che ti saluta, che fa complimenti graziosi e benevoli (nessun gallismo). Un mio amico (grande “scholar”, by the way) che attacca discorso con tutti i taxisti, chiedendo loro il paese di provenienza e gli usi alimentari e i odici di abbigliamento (notoriamente i taxisti sono l’ultimissimo gradino e il frutto della più recente immigrazione, spesso abbigliati ancora in modo tradizionale del loro parse). La trovo una cosa molto carina: loro sono felicissimi che questo bel signore elegante si metta al loro livello, hanno un sorriso che va da un orecchio all’altro. E lui, lo noto, cambia modo di parlare, finanche accento, quando conversa con loro, per rendersi meno distante.

      Inviato da iPad

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