L’acqua


Washington è anche una città di acqua.
Non soltanto quella, immancabile, dei distributori posizionati ovunque, in uffici e luoghi pubblici

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Fontanelle da interni ovunque, da quelli più squallide

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a quelle più eleganti

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Ma ci sono naturalmente fontane e laghetti artificiali ovunque.
La città nasce per essere più di una quinta teatrale del potere, uno spettacolo in se stessa.

Eccone quindi alcune, a partire da quella, a cascata, della National Gallery of Art:

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che fa da parete luminosa alla Cafeteria

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E poi le grandi acque del Tydal Basin

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Ma bello è vedere anche come la gente “vive” le fontane:

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Felicità è una corsa sotto l’acqua, davanti allo Waterfront di Georgetown, anche se è un pomeriggio grigio

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7 commenti
  1. giuseppe ha detto:

    “Laudato si’ mi’ Signore, per sora aqua,
    la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.”_______Io qui di umiltà ne vedo proprio poca, è tutta reganiana sta cosa, come su un grande palcoscenico. Americana direi e lontana dall’umile acqua del ruscello umbro o del casentino. Direi anzi che è l’acqua che gioca a farsi manipolare per farci divertire.:)) Buona domenica. Giuseppe

    • Mai viste le fontane romane? Trevi, Barberini, quella dei fiumi in Puazza Navona? O la fontana del Nettuno del Giambologna a Bologna, quella del Biancone a Firenze? E si potrebbe continuare all’infinito. Non sono certo “umili”. (Ma perché poi lo dovrebbero essere? Questa cosa, che l’utilizzo dell’acqua, per arredo urbano, debba essere “umile”, non lo capisco proprio……)

      Inviato da iPad

      • giuseppe ha detto:

        ma cosa c’entra!!! quelle che hai nominato sono VERE FONTANE, SONO CAPOLAVORI D’ARTE, come quella bellissima a Perugia e quella quasi simile a Rimini in Piazza Cavour dove, come scrisse Leonardo : ” …fassi un armonia con le diverse cascatelle…: Quella è nobiltà nè la si può paragonare a questi se pur magnifici giochi d’acqua. Mi son scerrato di TIVOLI. Tutto in Italia, e anche un pò in Europa sopravanza ciò che in arte o in architettura , ecc …c’è da quelle parti. Con tutto il rispetto naturalmente! Hanno i grattacieli, e bè? Ora Dubai ce li ha più alti pure! Zaha Hadid? c’è pure a Roma! Concludo che , nell’esporre le mie riflessioni, ( che poi fan quasi ridere, forse) sono io che mi esprimo male! Sembra quasi che io faccia il bastian contrario apposta. Invece a me sembra che tu faccia più o meno la stessa cosa che i grandi scrittori e poeti facevano nel 7-800 da noi. E lo stai facendo con più effetto, corredando con immagini molto belle il tutto. Certo che i disegni di Goethe….:) E c’è gran piacere a leggerti. Io non approderò mai da quelle parti.A malapena ho visto la Grecia, Delfi e Micene. Un caro saluto.
        Giuseppe
        Non hai apprezzato il Petrarca, fa niente! :)) Era una boccata d’aria italiana!

  2. giuseppe ha detto:

    mi sembrano diverse pure dalle
    “Chiare, fresche et dolci acque,
    ove le belle membra
    pose colei che sola a me par donna;
    gentil ramo ove piacque
    (con sospir mi rimembra)
    a lei di fare al bel fianco colonna;
    erba e fior che la gonna
    leggiadra ricoverse
    co l’angelico seno;
    aere sacro, sereno,
    ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:
    date udienza insieme
    a le dolenti mie parole estreme.
    S’egli è pur mio destino,
    e ‘l cielo in ciò s’adopra,
    ch’Amor quest’occhi lagrimando chiuda,
    qualche grazia il meschino
    corpo fra voi ricopra,
    e torni l’alma al proprio albergo ignuda.
    La morte fia men cruda
    se questa spene porto
    a quel dubbioso passo;
    ché lo spirito lasso
    non poria mai in più riposato porto
    né in più tranquilla fossa
    fuggir la carne travagliata e l’ossa.
    Tempo verrà ancor forse
    ch’a l’usato soggiorno
    torni la fera bella e mansueta,
    et là ‘ ov’ ella mi scorse
    nel benedetto giorno
    volga la vista disiosa et lieta,
    cercandomi: et, o pieta!,
    già terra infra le pietre
    vedendo, Amor l’inspiri
    in guisa che sospiri
    sì dolcemente che mercé m’impetre,
    et faccia forza al cielo,
    asciugandosi gli occhi col bel velo.
    Da’ be’ rami scendea
    (dolce ne la memoria)
    una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;
    et ella si sedea
    umile in tanta gloria,
    coverta già de l’amoroso nembo.
    Qual fior cadea sul lembo,
    qual su le trecce bionde,
    ch’oro forbito et perle
    eran quel dì, a vederle;
    qual si posava in terra, e qual su l’onde;
    qual, con un vago errore
    girando, parea dir: Qui regna Amore
    Quante volte diss’io
    allor pien di spavento:
    Costei per fermo nacque in paradiso.
    Così carco d’oblio
    il divin portamento
    e ‘l volto e le parole e ‘l dolce riso
    m’aveano, et sì diviso
    da l’imagine vera,
    ch’i’ dicea sospirando:
    Qui come venn’io, o quando?;
    credendo esser in ciel, non là dov’era.
    Da indi in qua mi piace
    questa erba sì, ch’altrove non ho pace.
    Se tu avessi ornamenti quant’ hai voglia,
    poresti arditamente
    uscir del bosco e gir in fra la gente.”
    _____________________________
    Ecco, così ti bagni un pò nelle acque d’Italia, meno scintillanti da palcoscenico, ma sicuramente più poetiche. Giuseppe

  3. giuseppe ha detto:

    dicono! comunque il poeta era toscano . Non ti commuove manco la tua terra più:)

    • Ora: capiamoci bene. Era aretino. E le acque francesi. Cosa dovrebbe commuovermi?:)

      Inviato da iPad

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