Statue

L’America ha un gusto molto netto nel celebrare (e divulgare) le proprie memorie attraverso immagini pubbliche ben evidenti, landmarks (come li chiamano qui), ovverosia, familiarmente,”segnaposto” cittadini.

Spesso queste statue, isolate o a gruppo, sono in bronzo (un buon compromesso verso la statuaria antica, romana, direi), situate in luoghi strategici per la divulgazione della cultura (di fronte a musei, uffici postali, palazzi del governo) anche senza necessariamente un legame con cosa e con chi celebrano.

Fa un po’ eccezione Washington, che è una città celebrativa delle memorie nazionali, intorno alle quali è stato costruito il Mall, il parco della storia.

Ecco comunque alcuni esempi sparsi.
(Al Mall converrà dedicare un post unico)

La scelta di immagini vorrebbe dimostrare come gli Stati Uniti stiano costruendo il proprio passato attraverso celebrazione di figure ormai parte della storia ufficiale della nazione, figure che sono simbolizzazioni e figure prese dalla storia mediatica, tenute tutte sullo stesso livello.
Mi pare un bel modo, intelligente, di costruire una memoria collettiva che, per forza di cose, non può che essere “moderna”.

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Memorial alle vittime del Titanic, sullo Waterfront SW di Washington, statua di Gertrude Vanderbilt.

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Navy Memorial, Washington DC
Statua in bronzo: The Lone Sailor, di Stanley Bleifeld

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Queste statue sono tutte davanti allo splendido Museum of Art di Philadelphia:

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Statua celebrativa di John Marshall, presidente della Corte Suprema degli Stati Uniti e, in un certo senso, fondatore del diritto costituzionale americano.

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Gruppo rappresentante la Social Consciousness (Consapevolezza Sociale), di Jacob Epstein

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Statua di Rocky, ai piedi della scalinata del muses, celebrato luogo di esercizio del campione, nel film. La statua è stata commissionata da Sylvester Stallone stesso.

Questa la scena del film che Stallone voleva eternare con la statua, ma la direzione del museo non ha consentito, altro che per particolari eventi celebrativi, che la statua fosse messa in alto, sulla sommità della gradinata

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L’Angelo della Resurrezione, di Walker Kirtland Hancock, statua celebrativa dei ferrovieri caduti durante la Seconda Guerra Mondiale, situata nella Stazione Ferroviaria della 30th Street, a Philadelphia. Enorme, bellissima, resa celebre dal film The Witness-Il testimone (quello col poliziotto Kevin Costner che indaga in una comunità Amish)

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Statua alla grande cantante jazz, Billie Holiday, a Baltimora, sua città natale

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10 commenti
  1. giuseppe ha detto:

    da ciò che hai inserito, si nota come loro abbiano pochissima storia e sembrino dei pulcini davanti al dinosauro Europa. Così è anche per l’Australia , d’altronde. Non è colpa loro. Va tutto benissimo fin qui. Nasce una perplessità sulla mancanza di notazione scultorea per gli Indiani d’America,e al loro dissennato sterminio. sia al parco della storia di Washington sia a Philadelfia. Forse ci sono ma qui nel post non figurano..Eppure han fatto ” Balla coi lupi”. Strano, ci saran da altre parti. Addirittura Rocky! Va bè che a Taranto han fatto il monumento alla Mercuri.

    • Non è che batto l’America palmo a palmo. Ho messo una scelta di immagini per far capire la storia vera, quella simbolica e quella mediatica, rivissute insieme. Mi pare un bel modo, intelligente, di costruirsi un passato. (quasi quasi questa osservazione la metto anche nel testo:)

      Inviato da iPad

  2. giuseppe ha detto:

    io nel testo invece avrei messo il mio commento, altrettanto intelligente :)___ Cos’era quella storia della polvere e del tappeto?

    • Sai, visto che il blog rispecchia il “mio” pensiero…… cosa c’entra il tappeto? Non ci sono nemmeno scheletri nel’armadio, per quanto mi riguarda. Come ho cercato di spiegare, quello che metto qui non e’ una visione esaustiva dell’America. quindi esorto a non tirare conclusioni affrettate

  3. giuseppe ha detto:

    ma mi riferivo agli americani che molte volte celano le cose improprie che hanno nel loro passato. Ma succede in ogni parte del mondo.
    Per il resto non c’è che da ammirarti per tutto quello che sai mostrare con eleganza ed efficacia, e…anche per la pazienza nei miei confronti.Che poi, mi sa stia per finire.
    Un caro saluto

    • La mia pazienza (da madre di 4 maschi) ha lunghe braccia (o gambe….non saprei….):) Spererei solo di non comunicare, attraverso questi miei racconti, un’America falsata. E’ un bel paese: bello anche in senso morale e intellettual;e. E’ diverso dall’Europa, ma certo, vivendoci, si apprezzano dei lati che ci farebbe molto molto bene imparare! (Che poi abbiano anche loro da imparare, e’ fuor di dubbio: siamo cosi’ tutti, tutti imperfetti). Ma noi non siamo depositari della cultura ne’ del gusto ne’ del sapere. Vorrei che si capisse quanto questo sia vero

  4. sandalialsole ha detto:

    Le statue di bronzo le ho notate in moltissimi luoghi nei quali sono stata. Per me, straniera, hanno aiutato più di molte guide turistiche. Il fissare un determinato fatto storico, letto sui libri di storia oppure in un romanzo, correlandolo a un luogo specifico, sembra quasi renderlo più “reale”. Poi ci sono statue di valore artistico opinabile, per lo meno per il mio gusto personale, ma altamente simbolico: il toro di Wall Street, ad esempio, divenuto nei mesi scorsi insieme a Zuccotti il centro di quell’Occupy Wall Street di cui ben più di un’eco si è avuta anche da noi.
    p.s. L’angelo della Resurrezione me lo ricordo nel film 🙂

  5. Helga ha detto:

    Qualche statua mi fa tornare in mente le statue che ormai sono ‘di moda’ anche in Europa, basta pensare a Praga o Bratislava: moderne ma in un certo senso carine!

      • Helga ha detto:

        ^___^

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