Leggerezza sotto i simboli

In una città nata per essere il simbolo e la raccolta dei simboli della mitologia nazionale e del patriottismo, cogliere l’immagine domestica dei giochi dei bambini sotto il Washington Monument e la sua teoria di bandiere, dà tutta la dimensione del vivere una realtà domestica, incuranti della storia.

Il Mall come un qualsiasi giardinetto sotto casa.
E questo mi piace molto: la storia vissuta come retorica può essere un peso (nonché un pericolo).
La storia che fa da sfondo al quotidiano è solo un valore.
Di più perché questi bimbi sono neri.

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6 commenti
  1. sandalialsole ha detto:

    A me piace la possibilità. La possibilità di godere di spazi comuni, che diventano davvero di tutti. E l’assioma di tutti = di nessuno non vale. Perché questa possibilità di accesso diventa collante per il senso di appartenenza.

  2. giuseppe ha detto:

    al mio paesino del Salento c’era un vasto prato con ulivi e fichi d’india, dietro la chiesetta di San Leonardo. Era della parrocchia, per così dire ma noi ci giocavamo qualche volta sotto gli occhi vigili della Madonna nella nicchia. Non c’erano bandiere. Ma cosa vuoi, non erano manco esposte al balcone delmunicipio!Che divertimento!! Quando venivano qualche volta i ragazzi del paese vicino, li cacciavamo perchè quel prato era nostro, lo sentivamo come nostro, e la domesticità del simbolo era la chiesetta! era solo un valore, come tu dici, ma la sentivamo sullo sfondo, e ci piaceva! Bello sto concetto della sicurezza domestica che danno ste cose! Penso d’aver capito. Ma non sono mai sicuro.:)

    • Non pensavo proprio alla sicurezza.
      Pensavo piuttosto che questi bambini vivono il Mall solo come un prato. Sopra di loro le bandiere, tutto intorno i simboli della storia…e loro sono capaci di giocare come se fosse il giardino di casa.
      E’ una bella immagine della irruzione del quotidiano anche nella retorica storica

  3. giuseppe ha detto:

    ma è chiaro che fino a due-tre anni non si avverta sto senso di sicurezza , chiamiamola protezione, che emerge da un contesto di valori, siano essi politici, religiosi, militari, ecc… Ma appena dopo, il disagio della non appartenenza a un certo valore, si potrebbe avvertire. Pensavo ai ragazzi della via Gluck, privi nei loro prati di un qualche valore, privi di” retorica storica”, che conferisse consapevolezza di un’appartenenza e quindi sicurezza. Sicurezza in quel senso. La avverto io , da grande, ancora! E non perchè non abbia delle sicureze in me, tutt’altro, ne ho troppe forse, ma nonoistante questo…

  4. margherita ha detto:

    Piace anche a me questo non impaludamento dei luoghi, questo convivere con la storia quotidianamente rispettandola proprio perché ci convivi. Da noi credo che i simboli sian troppo simboli e che per questo non vengono molto rispettati. Da noi si ha quasi vergogna ad esporre le bandiere, si mai detto che si faccia un alzabandiera o si canti l’inno fuori di stadio. Sarebbe tutto un allarme fascismo… mah

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