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Archivio mensile:aprile 2013

Nei giorni scorsi sul Washington Post (giornale peraltro serissimo) c’era questa serie di gustose foto delle cosiddette “famiglie reali” degli Stati Uniti, vale a dire i presidenti.
L’occasione era quella della inaugurazione a Dallas della biblioteca donata da George W. Bush all’Università metodista locale (e a se stesso intitolata, con impeccabile understatement).

Erano presenti tutti i 5 presidenti viventi:

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Obama, Bush “Dabliu”, Clinton, Bush senior e Carter.
Devo dire che dell’esistenza di Carter mi ricordavo a mala pena……una meteora incolore fra Nixon e Reagan (anche se ci doveva essere stato in mezzo, da qualche parte, un altrettanto incolore Ford; e anche se Carter vinse un premio Nobel, se non sbaglio….ma tant’è: i “cattivi” della storia sono molto più memorabili).

Poi c’erano le 5 rispettive first ladies:

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Dal che si vede che le donne si conservano meglio.
Barbara Bush, famosa per il soprannome di “vecchia babbiona”, oggi sembra quasi la figlia del consorte!

Ma vorrei anche che si notasse la regalità del gesto e del piglio di Hillary Clinton. Nonostante i recenti problemi di salute, nonostante l’abbandono (provvisorio?) della scena politica, è stata lei il vero uomo della dinastia Clinton: nulla da dire. Antipatica, ma tanto di cappello.

E infine questo fantastico primo piano sui calzini di Bush senior:

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Il fatto è che nei commenti si esaltava il gusto tuttora dandy di vestire dell’anziano e malmesso ex-presidente!
“The socks have become his statement on style”

 

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È forse il più recente dei Memorial sul Mall, risale appena al 2011.
Anche se LUI fu ucciso nel 1968.

Ma si sa, nonostante il simbolo che fu in vita e soprattutto che diventò dopo la morte, certi pregiudizi sono duri a morire.
Forse non tanto il pregiudizio razziale quanto quello che dopo la sua morte abbia avuto inizio per l’America (soprattutto per certe città, Washington D.C. compresa) un periodo di disordini, di violenza, di caos civile quasi inarrestabile.
Come se questo potesse essere imputato alla vittima-simbolo di questa barbarie. Ma di fatto così si pensa.

Quindi il Memorial arrivó solo in coda a molti altri, non a caso durante la presidenza di Obama.

So che è stato ed è opera molto controversa, ma a me è piaciuta molto.
Per cominciare ci sono, sul granito nero che circonda l’aerea, frasi prese da discorsi celebri di MLK.
Questa della memoria del discorso è una scelta molto caratteristica in USA. Ho forse già detto altrove come questi discorsi dei capi politici siano memorabilia da collezionare, siano considerati parte della storia e non propaganda spicciola da dimenticare dopo poche ore, o minuti, come da noi.

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L’idea dominante è quella del masso di granito bianco, la montagna del pregiudizio, da cui si stacca una pietra enorme, prioettata in avanti dalla sua stessa energia, che contiene, encapsulata, la figura di Martin Luther King che ne emerge, ancora in parte prigioniero, ma fortemente determinato.

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A scolpire la figura di MLK e’ stato un artista cinese, Lei Yixin, che e’ stato accusato di averlo rappresentato troppo simile a Mao

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Ma certe sensazioni ed assimilazioni sono molto personali.
A me faceva venire in mente, invece, l’idea michelangiolesca intrappolata nella materia.
Resta il fatto che il simbolo è grandissimo e certo, almeno per noi non-americani, maggiore dei tanti che si incontrano su e giù per il National Mall.

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Trucco per uomini

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Sarà anche un trucco maschile (a parte che a me l’espressione sembra una contraddizione in termini….ma io sono agée, si sa, e soprattutto sono antiquata).
Questo vorrebbe sottindere la pubblicità del rossetto, presentato come unisex…

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Ma a me questo fard leopardato sembra tanto da drag queen

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Il 16 aprile, è una ricorrenza importante in Washington DC: è l’Emancipation Day, vale a dire l’anniversario del giorno in cui, nel 1862, Abramo Lincoln firmò il Compensated Emancipation Act, una dichiarazione di liberazione per gli ancora 3000 schiavi che vivevano nel District of Columbia.
L’atto avvenne ancora in piena guerra civile e fino alla fine di questa, nel 1865, la schiavitù non fu ufficialmente abolita negli Stati Uniti. Ma certo l’atto di Lincoln fu importantissimo e stabilì in maniera inequivocabile che uno dei portai della guerra civile sarebbe stato anche questo, la liberazione definitiva o la permanenza in schiavitù degli afromaericani.

Una data ai nostri giorni ancor più significativa, dato che abbiamo un presidente afroamericano.

Il giorno viene celebrato con una grande e colorata parata per le vie della città.
Ma ieri il festeggiamento ha avuto una dimensione in più, all’indomani delle bombe della maratona di Boston: il senso della liberazione dalla schiavitù della paura.
E il senso di questa America che non si arrende mai, che scende in piazza a festeggiare, vecchi e bambini, belle ragazze, scolaresche, bande militari e figuranti in costume, con un senso della storia e della propria identità, anche quella acquisita, che davvero non possiamo far altro che invidiare loro.

Ed ecco un po’ di foto:

 

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Gli Amish sono una curiosa setta integralista tipica della Pennsylvania (ma anche di alcune altre zone rurali degli Stati Uniti, come per esempio il Wisconsin) che professano una totale avversione alla vita moderna, alle tecnologie, a cominciare dai trattori, i telai meccanici, ecc.
Sono, in pratica, fermi al 1700.
Con qualche eccezione dovuta alla necessità di vivere nelle loro isolate fattorie (come il furgone comunitario o il telefono da usare nelle emergenze e solo sotto supervisione dei capi religiosi). E delle curiosità integraliste come il rifiuto di usare cerniere lampo o bottoni automatici nei vestiti.

Sono oggi più famosi grazie al film “Witness – Il testimone”, con Kevin Costner, ambientato in una comunità Amish.
E sono molto di moda nei mercatini alimentari bio per il non uso di OGM e addirittura fertilizzanti, regolamentato da leggi religiose.

Eccovi un po’ di “chicche” Amish, dai mercati di Philadelphia:

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Questa ragazza, invece, cercava di nascondersi alla macchina fotografica. Pare che secondo la loro interpretazione di un versetto della Bibbia, farsi una fotografia equivalga ad idolatria.

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By the way, le cuffiette sono di ordinanza, non per ragioni di igiene nella vendita al pubblico di generi alimentari, ma per ragioni religiose. (Almeno da noi le donne stavano col velo solo in chiesa!).

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E un segnale stradale che invita alla prudenza a causa dei veicoli a cavalli degli Amish

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L’abbiamo aspettata a lungo e adesso è arrivata.
La primavera.
Breve e fugace, che già vira verso l’estate.
E dove meglio festeggiarla che a Philadelphia, sotto la statua della leggenda cinematografica della città, Rocky.
Una storia di determinazione e volontà.
Come il nostro aspettare la primavera.
Come la mia storia dell’essere qui. Magari arrancando, ma esserci.

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Sì, lo so che il grunge è in fenomeno di Seattle e per lo più confinato agli anni 80.
Ma l’idea, la moda, la musica che sta col grunge si diffusero a macchia d’olio.
E soprattutto, come tutti i fenomeni di costume generazionale, stenta a morire, rimane avviticchiato a quella generazione che nel frattempo cresce e invecchia, imprigionata in uno stile, un modo di vivere, di vestire, di essere.

A Toronto c’è una via, che è il grunge che si fa mercato, cercando di sopravvivere a se stesso e di alimentarsi di se stesso.

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per finire con un immancabile, sempre e ovunque……

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