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eat, pray, love

Fra i mille stereotipi dell’Italia in USA c’è naturalmente quello del bel canto.
E qui, chiedendo venia ai veri estimatori di questa arte, imperversa Bocelli.
Che, oltre tutto, come se non bastasse, coltiva anche un alto stereotipo italiano, quello del produttore di vino.

Ecco quindi il suo vino, trovato in un supermercato del North West.

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(Grazie alla mia amica pittrice Pam Ingalls per essersi prestata a fare da presentatrice del marchio)

E, visto che ci siamo, avete mai sentito parlare di questa quintessenza della italianità?

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Non ci sono scappatoie che tengano: siamo sempre il paese della pizza e qualunque pizzeria, in giro per gli Stati Uniti, deve – necessariamente deve – avere qualche riferimento all’Italia.

Eccone quindi una piccolissima collezione:

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Dal riferimento geografico-culturale (Pisa e la torre pendente, non proprio collegate nel nostro immaginario italiano alla pizza)

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All’abbinamento con l’opera: altro classico stereotipo di italianità .

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Ad una pizzeria italiana di nome ma kosher di fatto: come si vede dall’avventore munito di kippah altrettanto quanto il pizzaiolo.

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Gli Amish sono una curiosa setta integralista tipica della Pennsylvania (ma anche di alcune altre zone rurali degli Stati Uniti, come per esempio il Wisconsin) che professano una totale avversione alla vita moderna, alle tecnologie, a cominciare dai trattori, i telai meccanici, ecc.
Sono, in pratica, fermi al 1700.
Con qualche eccezione dovuta alla necessità di vivere nelle loro isolate fattorie (come il furgone comunitario o il telefono da usare nelle emergenze e solo sotto supervisione dei capi religiosi). E delle curiosità integraliste come il rifiuto di usare cerniere lampo o bottoni automatici nei vestiti.

Sono oggi più famosi grazie al film “Witness – Il testimone”, con Kevin Costner, ambientato in una comunità Amish.
E sono molto di moda nei mercatini alimentari bio per il non uso di OGM e addirittura fertilizzanti, regolamentato da leggi religiose.

Eccovi un po’ di “chicche” Amish, dai mercati di Philadelphia:

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Questa ragazza, invece, cercava di nascondersi alla macchina fotografica. Pare che secondo la loro interpretazione di un versetto della Bibbia, farsi una fotografia equivalga ad idolatria.

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By the way, le cuffiette sono di ordinanza, non per ragioni di igiene nella vendita al pubblico di generi alimentari, ma per ragioni religiose. (Almeno da noi le donne stavano col velo solo in chiesa!).

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E un segnale stradale che invita alla prudenza a causa dei veicoli a cavalli degli Amish

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La fascinazione dei pittori Pre-Raffaelliti per Dante è nota.
E naturalmente, data la loro propensione a cercare modelle straordinariamente belle che colpissero la fantasia riportando indietro nel tempo ed incarnando un ideale di bellezza antica, molto particolari ed interessanti sono le loro scelte estetiche relative alle donne simbolicamente amate dai grandi della letteratura italiana delle origini, Dante, Petrarca e Boccaccio.

Le tre donne, Beatrice, Laura e Fiammetta, vanno a comporre un trittico ideale che si sovrappone alla rappresentazione semplicistica, da Bignami si sarebbe detto ai miei tempi (da Wikipedia, si potrebbe dire oggi) di tre declinazioni dell’amore.
Quello della donna angelica, che innalza l’animo a Dio (Beatrice);

quello della donna misteriosa che rimepie della sua assenza l’animo dell’amante (Laura);

quello della donna più passionale ed umana, regina di un mondo in trasformazione (Fiammetta).

File:Dante Gabriel Rossetti - Salutation of Beatrice - Google Art Project.jpg

Dante Gabriel Rossetti, The Salutation of Beatrice

 

Emma Sandys, Boccaccio’s Fiammetta

 

Eleanor Fortescue-Brickdale, Petrarch’s Laura at Avignon

 

La Laura di Petrarca mi era sempre stata antipatica, quando facevo il liceo.

Oggi so perché.

 

Mi capitano di continuo le battutine di amici e parenti sui miei presunti incontri con Barack Obama. O almeno l’esortazione a portargli i saluti di questo e quello.

Va bene: mi tocca.
Ma in realta’ questa volta ci sono andata vicino vicino, fuochino fuochino.

Il presedente e la moglie sono venuti a cena a 50 metri da casa mia, in una supervippissima, nuovissima location della movida washingtoniana, Barmini, della stella degli chef americani (!), Jose Andres.

Che e’ poi spagnolo e la cui fama si basa sulla “cucina molecolare“.
Il nome della filosofia gastronomica e’ gia’ tutto un programma di suo.
Certo non si corre il rischio di ingrassare (anche se lo chef, a giudicare dalla foto, mi pare pienotto, non solo di portafoglio, ma anche di stazza)
Ma si sa che Michelle a queste cose del peso e’ molto attenta. (Absit iniuria verbis)

Dall’esterno tutto appare minimal, si fa persino fatica a capire se il bar-ristorante e’ in funzione o no.
Le vetrine sono a prova di curiosi, con un rivestimento panna che a mala pena fa filtrare la luce.

All’interno invece, ci si sbizzrrisce, con un arredamento fra il funzionale, l’orrorifico e il ridicolo

barmini_Interior-1_By-Ken-Wyner

Funzioanlistico e minimal il bancone e le sedie alte (quasi Ikea)

Ma da Rocky Horror Picture Show la parete:

hands

 

 

Un po’ strano questo divano

couch

che ispira tutto tranne che il riposo.
sara’ fatto apposta per scoraggiare gli avventori a trattenersi troppo a lungo?

Comunque, cuoco e famiglia Obama si conoscono da tempo. Jose’ e’ certo il favorito del presidente che lo invita spesso alla Casa Bianca.

(ma le vedete queste donne americane, in sandali anche a Natale????)

E la sera di San Valentino la coppia presidenziale era a cena sotto casa mia (se cosi’ si puo’ dire).
Me ne sono accorta (e con me molti turisti e un po’ di washingtoniani doc) dal dispiegamento di forze dell’ordine, in pieno stile hollywood che avevano chiuso le strade intorno.
Per un attimo ho sperato in George Clooney, devo dire la verita’.
Ma mi sono dovuta ricredere per via che lo spiegamento era davvero massiccio.

Una mezz’oretta di attesa, mi ero anche conquistata la pool position….e invece, impetosamente, i poliziotti hanno fatto arrivare una supermegacamionetta a tre piani a coprire l’uscita del ristorante, hanno fatto salire la vettura presidenziale sul marciapiede e via!
Si sono “rubati” Obama e Michelle, in un soffio ed un turbinio di lampeggianti.

Siccome tutto quello che sono riuscita a fotografare sono le teste dei poliziotti, vi metto qui la foto di repertorio della First Couple

(A proposito: sto cercando questo vestito di Michelle per mari e monti; anzi: oceani e Montagne Rocciose. Se qualcuno sapesse dove lo posso comprare, gliene sarei grata)

Si sa, l’Italia ha almeno il primato del buon cibo, nel mondo.
E gli Stati Uniti vanno pazzi per quello che è italiano. O meglio: per la “loro” idea di Italia.

E anche col cibo mettono in opera quello spirito di conquista e colonialista che li ha resi il paese che sono: grande, enorme, potente, pieno di orgoglio per le proprie risorse economiche morali e militari…..e innegabilmente carta assorbente, che prende il meglio possibile del mondo circostante per poi trasformarlo a proprio uso e consumo e riadattarlo al proprio modus vivendi.

Eccoci quindi alle sempre godibilissime visite ai supermercati, cercando tra gli scaffali qualche cibaria italiana (sì perché quest’anno con me c’è anche il mio figlio Numero Quattro e con lui non si scherza: si DEVE mangiare italiano!).

Ecco allora la mitica pasta italiana.
con la marca ci siamo, ma che buffo vedere i nomi in inglese!

cut spaghetti

Thin Spaghtti Thick Spaghetti elbows

Qui si comincia con le marche locali
(sempre santi, mi raccomando: come si sa siamo un popolo di santi, navigatori e poeti)

san giorgio

E un nome che solo vagamente sembra italiano…chissa’….

egg pappardelle

Accanto alla pasta si vende anche l’immancabile colapasta, un “arnese” che evidentemente non e’ proprio comune qui, che va comprato ad hoc.

colapasta

E poi i condimenti per la pasta
Notare le marche: per essere italiano devi chimarti per forza “Da Vinci” (coime il Codice). Peccato che Leonardo non si chiamasse cosi’, ma quella fosse solo una indicazione di provenienza e venisse cosi’ indicato in quanto figlio illegittimo del padre notaio. Altrimenti sarebbe stato un comunissimo “di ser Piero”, meno IN, certamente, meno adatto ad un Codice e ad una marca di mangiare vaghissimamente italiano

Da Vinci p[esto Da Vinci verde ragu sughi

Qui si comincia a svarionare.
Qualcuno di voi ha mai mangiato a casa della mamma o della nonna una pasta al sugo di Vodka????
bello poi questo essere affiancato al trivialissimo sugo alla puttanesca.
Come dire Anna Karenina accanto alla Samantha del Grande Raccordo Anulare.

Poi un condimento per la carne alla brace, un ‘dressing” allo stile del nord Italia (mah!) al sapore di basilico (sulla bistecca???) e di pecorino romano (ogni commento e’ superfluo).

dressing northern italy

Poi questa chicca per palati raffinati: Dovrebbero essere tortelli alla zucca.
E gia’ il nome ‘SQUASH” e’ tutto un programma, come onomatopea, per noi.
Ma vi consiglio di leggere attentamente l’ingrediente aggiunto, il flovour, insomma: burro di noci.

Squash ravioli

E per concludere non potevano mancare loro, i 3 ambasciatori per eccellenza dell’Italia all’estero: Venere, l’olio e Botticelli.
In questo caso tutti insieme appassionatamente!

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