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Museum of Fine Arts

Ho preso in prestito il titolo del post da una di queste mostre diffuse che sono attualmente in corso al Museum of Fine Arts di Boston.
“Please, be seated”, cioè “Prego, sedetevi”. Il contrario, cioè, di quello che si trova in genere scritto in tutti i musei: vietato toccare, vietato sedersi.
Una mostra diffusa, vale a dire sedie e sedili di varia foggia e materiale, design o opere d’arte così intese, pezzi unici, sparsi qua e là per il museo, spesso in luoghi strategici proprio per la sosta, con questo richiamo solo, la dicitura “please, be seated” a collegarli fra loro.

Ma non solo pezzi appartenenti alla mostra.
Tanti oggetti e tanti modi di riposarsi.

Anche Dio il settimo giorno si riposò.

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Ad un certo punto della visita, entri in una sala del Museum of Fine Arts di Boston, e inciampi nei 3 dipinti di Renoir dedicati al ballo.

Il ballo in città:

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Il ballo in campagna:

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Il ballo a Bougival:

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Wow! Ma se anche alla Gare d’Orsay ne hanno solo due!

E naturalmente è “solo” una mostra, una straordinaria mostra ambientata nel museo, il prestito delle due opere francesi al MFA di Boston che possiede il Ballo a Bougival. Una mostra “sui generis”, nella quale quasi non ti accorgi dei prestiti, se non sei proprio una persona che gira per musei per abitudine e che quindi ha ricordi, memorie, si pone domande.
Bello, però, questo understatement della mostra, di solito sbandierata e spudoratamente pubblicizzata anche se poi non c’è molto da vedere. Qui invece ti trovi 3 Renoir a figure intere, una rarità già di per sé, immersi nelle sale, lungo il percorso ordinario.

Ti viene quasi da considerarli degli amici, da cercare di abbozzare anche tu, un passo di danza.

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Ma sì, caro, ti ricordi?

E dopo Renzo Piano….chi altri se non Norman Foster?!
Il Museum of Fine Arts di Boston si è rivolto al grande studio britannico per un rinnovamento che entra fin nel cuore, nelle viscere del museo vecchio, scoperchiandolo, dandogli nuova vita, attorcigliandosi intorno alla modesta, granitica realtà precedente.

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Ed ecco dunque “Norman Foster & partners”, secondo la dizione con cui appare:

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E poi i suoi lunghi corridoi che fasciano i fianchi del museo, vissuti come uno spazio di meditazione, di contemplazione dell’esterno pensando a quello che nelle sale si è appena visto, decompressione prima di immergerai, di nuovo, nell’abisso dell’arte

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Forse solo un uomo che sa creare ponti leggeri come sogni, poteva cercare di mettere in contatto arte e mondo.

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