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NGA (National Gallery of Art)

Avvistato al caffé della National Gallery of Art di Washington.
Un gondoliere in vacanza?
O un emulo di Maurice Chevalier?

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Certo che, nella sua casualità, è interessante anche l’accostamento con il manifesto dell’uomo in tuba, sullo sfondo.
Ma esiste il caso?

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La fascinazione dei pittori Pre-Raffaelliti per Dante è nota.
E naturalmente, data la loro propensione a cercare modelle straordinariamente belle che colpissero la fantasia riportando indietro nel tempo ed incarnando un ideale di bellezza antica, molto particolari ed interessanti sono le loro scelte estetiche relative alle donne simbolicamente amate dai grandi della letteratura italiana delle origini, Dante, Petrarca e Boccaccio.

Le tre donne, Beatrice, Laura e Fiammetta, vanno a comporre un trittico ideale che si sovrappone alla rappresentazione semplicistica, da Bignami si sarebbe detto ai miei tempi (da Wikipedia, si potrebbe dire oggi) di tre declinazioni dell’amore.
Quello della donna angelica, che innalza l’animo a Dio (Beatrice);

quello della donna misteriosa che rimepie della sua assenza l’animo dell’amante (Laura);

quello della donna più passionale ed umana, regina di un mondo in trasformazione (Fiammetta).

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Dante Gabriel Rossetti, The Salutation of Beatrice

 

Emma Sandys, Boccaccio’s Fiammetta

 

Eleanor Fortescue-Brickdale, Petrarch’s Laura at Avignon

 

La Laura di Petrarca mi era sempre stata antipatica, quando facevo il liceo.

Oggi so perché.

 

Passando davanti all’ingresso principale della National Gallery of Art, fervevano i lavori

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Se si monta un manifesto gigantesco, allora sta per aprirsi una mostra, no?

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E CHE mostra!
Una mostra che fa sorridere anche il tempo, in questo febbraio freddissimo.

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Una mostra molto “British”, nella capitale dell’affrancamento dal colonizzatore….
Graecia capta ferum victorem cepit

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E tutto comincia a parlare di romanticismo, di società vittoriana, di English Roses e di colori sulfurei

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Come ben si sa, non sono venuta qui a studiare queste cose. Ma come altrettanto bene molti sanno, io per queste cose, per questo periodo, vado matta!!
Sí, direi che sono arrivata al momento giusto!

La cosiddetta “Rotunda” è il cuore della National Gallery of Art. Una immensa sala in marmi bianchi e neri, con fontana al centro e coperta da una cupola che vuole imitare il Pantheon.

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La Rotunda è spesso decorata di bellissime composizioni floreali che ci vengono annunciate e descritte con e.mail molto poetiche, ma anche ricche di riferimenti storici.
Che io apprezzo molto, devo dire, in quanto mi fanno capire qualcosa di più di questo popolo desideroso di storia, tanto da crearsela anche dove noi non la vediamo. E desideroso di bellezza, di decoro, di quello che, con tecnicismo brutto e abusato, noi chiamiamo “valorizzazione”: curare anche il particolare, la cornice, il contesto del veramente bello e veramente artistico che di ha.

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Da ieri al 20 marzo (quindi esattamente fino alla vigilia dell’inizio astronomico della primavera), la Rotunda è addobbata con queste meravigliose azalee.
Che hanno un nome, come le nostre borse di ricerca, come le collezioni, come le fondazioni filantropiche: si chiamano Azalee Ames-Haskell.
Come i due esploratori e botanici, John Ames e Allen Haskell, che portarono le azalee Kurume dal Giappone negli Stati Uniti nel 1916.

Godiamoci questo splendore, sperando che sia davvero un anticipo di primavera.

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Più modestamente, ma anche alcuni banchi del Farm Market di domenica scorsa provavano a dare un augurio (e una spinta) alla stagione

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Certo che di cose che brillano, qui, ce ne sono molte.
Per esempio i fondi oro e le decorazioni dei dipinti alla National Gallery
(tutti quelli italiani, almeno).

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Nardo di Cione

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Il Maestro della Vita di San Giovanni Battista

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Agnolo Gaddi

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Lippo Memmi



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Giovanni di Paolo

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Duccio di Boninsegna

Poi c’è un’altra ricchezza, quella vera, intrinseca e economica che poggia su una moneta ancora molto forte (anche se non come una volta).
Comunque abbastanza da cercare di affossare il nostro virtualissimo Euro (questa la mia opinione sulla crisi monetaria internazionale. Se sentite un americano, però, vi dirà esattamente il contrario)

Ed ecco la fonte della ricchezza in “currency” (vale a dire in denaro corrente, la valuta):

 

Questo “sacro luogo” (perché ogni nazione ha i templi che si sceglie e si merita) è chiamato il Bureau of Prints and Engravings.
Che io, fissata come sono, credevo fosse un museo di stampe e incisioni, nel senso artistico del termine.
E invece è, molto prosaicamente, la ZECCA, la stamperia di denaro.

Il dio dollaro.
Che presenta un inconveniente GRAVISSIMO per la gente “ciecata” come me: produce banconote tutte assolutamente identiche per grandezza e colore le une alle altre. Insomma, se non hai occhiali, rischi di pagare 100 dollari una corsa in taxi da 5!

Ma guardiamoli da vicino, che danno una idea del patriottismo locale, molto di più delle nostre astrussissime iconografie dell’Euro, per le quali, anzi, ci si è voluti mantenere sul generico e l’astratto.

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1 dollaro = George Washington
(non D.C., Washington e basta)

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2 dollari = Thomas Jefferson
(ma io non l’ho mai vista questa banconota. Sarà! Con Jefferson c’è sempre da rimanere fregati)

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5 dollari = Abramo Lincoln
(certo potrebbero aggiornarlo e metterci Daniel Day Lewis, ora)

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10 dollari = Alexander Hamilton
(mi dicono fosse un Tremonti locale)

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20 dollari = Andrew Jackson
(uno dei tanti presidenti a noi ignoti)

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50 dollari = Ulysses Grant
(mi pare avesse un ruolo in “Via col Vento”, ma non vinse l’Oscar)

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100 dollari = Benjamin Franklin
(che poi, se hanno scelto, per la banconota di taglio più grande, l’inventore del parafulmine, un senso deve esserci)

E per concludere questo post venale, voglio ricordare qui, tra le monetine, solo il mitico PENNY, l’ONE CENT:

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altrimenti noto come il NUMBER ONE di Zio Paperone

Valentine e basta.
Senza il “santo” davanti.
Ormai politically correct, anche la festa si è adeguata e del vescovo antico patrono di Terni nessuno più si ricorda.
Valentines sono i bigliettini affettuosi e sorridenti, i dolci a forma di cuore e di baci, gli auguri.

Eccoli, allora.
Per tutti colori che ci sono cari: qui non è solo la festa degli innamorati, ma la festa di chi ti regala un sorriso, del “volemose bene”, della leggerezza di cuore e di vita.

Un po’ di gadgets

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Dolcezze varie

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Una foto famosa, scattata a Times Square

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(Anche se l’hanno di recente screditata, come un bacio rubato con la forza, quello che chiamano sempre e comunque “sexual arrasement”).

E poi la Ginevra de’ Benci, la bella giovane signora fiorentina di Leonardo da Vinci.
Perchè anche questo dipinto, non dimentichiamocelo, era un “Valentine”, un pegno d’amore.

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Ma non si può concludere senza I Peanuts, i dolcissimi personaggi di Charles Schultz che hanno fatto amare le tradizioni americane, Valentine compreso, ai bambino che eravamo.
Happy, sweet Valentine to you all!

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Ho preso in prestito il titolo del post da una di queste mostre diffuse che sono attualmente in corso al Museum of Fine Arts di Boston.
“Please, be seated”, cioè “Prego, sedetevi”. Il contrario, cioè, di quello che si trova in genere scritto in tutti i musei: vietato toccare, vietato sedersi.
Una mostra diffusa, vale a dire sedie e sedili di varia foggia e materiale, design o opere d’arte così intese, pezzi unici, sparsi qua e là per il museo, spesso in luoghi strategici proprio per la sosta, con questo richiamo solo, la dicitura “please, be seated” a collegarli fra loro.

Ma non solo pezzi appartenenti alla mostra.
Tanti oggetti e tanti modi di riposarsi.

Anche Dio il settimo giorno si riposò.

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