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Obama

In questo periodo, al Newseum (=museo del giornalismo) di Washington DC c’è una mostra dedicata ai Kennedy che si intitola “La creazione di Camelot”.
Infatti nessuno può negare che proprio grazie ai media, prima sapientemente orchestrati e poi che lavoravano da soli sull’onda lunga di quelle vite straordinarie, a metà strada fra la tragedia e il jet set, sia stata creata una vera saga, degna della Tavola Rotonda, densa di cavalieri, dame, maghe incantatrici e ricerca del Graal

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In parte la stessa cosa sta accadendo anche intorno agli Obama.
Giovani, belli, col fascino del potere e della novità, simbolo di dove oggi possono arrivare quegli Afro-americani fino agli anni 70 ancora fatti segno di persecuzioni razziste e segregazione in molti stati del sud.

In questo filone della costruzione del mito si situano immagini e oggetti di tutti i generi, comunicazione, talk shows, oggetti e libri.

Come questi, dedicati ai genitori di Obama (quello sul padre scritto da lui stesso prima di assurgere alla presidenza).

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O questo merchandising, a dir poco bizzarro

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anche le bamboline con le fattezze (o i nomi, almeno) delle figlie: la “Sweet Sasha” e la “Marvellous Malia”

Che poi….che nomi!! bah! Nessuno è perfetto.

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Fare la First Lady è un vero e proprio lavoro, negli Stati Uniti, assurgere ad un ruolo importante e non solo decorativo, diventare una figura di riferimento, morale e d estetica.
E, in alcuni casi, anche politica, come hanno ben dimostrato Eleanore Rosevelt e, in modo ancor più spiccato ed individualista, Hillary Clinton.
Non ci metto molto a credere che anche Michelle Obama possa in futuro fare un pensiero ad una carriere politica, tanto pare determinata, socialmente dedicata e perfetta dal punto di vista dell’immagine e del marketing.
Oltre tutto ha saputo porsi (e riciclarsi) come una vera fashion icon American style, come non se ne vedevano dai tempi di Jacqueline Kennedy.

A questo proposito è interessante studiare l’evoluzione dei costumi e della proposta femminile che si riesce a cogliere dallo stile personale (ma certo molto studiato e suggerito da un apposito staff) delle First Ladies degli ultimi 50 anni, in una situazione ufficialisima ed iconica come il ballo della inaugurazione presidenziale.
Si scoprono mondi e si fanno raffronti generazionali.

JACQUELINE KENNEDY

Nel 1961, l’allor trentunenne bellezza della East Coast si guadagnò lo status di fashion icon entrando al braccio del marito, John F. Kennedy, indossando un abito bianco e un mantello realizzati su suo stesso modello.

L’abito era semplicemente splendido, sottolineava la figura perfetta della giovanissima First Lady, donando grazia col motivo del semibolero in chiffon che in parte minimizza il motivo a intarsi preziosi del top.
Si notino i lunghissimi guanti a compensare l’effetto delle braccia nude.
Una scelta cui non si possono fare critiche di sorta, che il tempo non ha appannato.

LADY BIRD JOHNSON
L’allora 51enne, texana, nota col soprannome di “Lady Bird” (vero nome Claudia), scelse di dare un tocco di luminosità al ballo dell’inaugurazione del mandato del marito, Lyndon B. Johnson, nel 1965, con questo abito di seta gialla (con guanti in tinta sottotono) e scarpe adeguate.

Strati sovrapposti di maionese, mostarda e crema al limone andata a male (si sarebbe detto da noi).
Ma all’epoca negli Stati Uniti queste tinte brillanti, da cartone animato, spopolavano.
Vi ricordate gli abiti del film della Disney “Magia d’estate”, proprio di quegli anni? Io e mia sorella ne eravamo affascinate, da bambine

PATRICIA NIXON
Nel 1969, la 56enne Patricia celebra il mandato del marito Richard Nixon con un abito giallo pallido di satin abbinato ad un giacchino corto, ricamato.
Guanti bianchi alla Al Capone.

ROSALYNN CARTER
Probabilmente per dare un tocco di austerity al periodo di crisi economica che segnò il mandato presidenziale del marito, Rosalyn Carter nel 1977, a 49anni, fece una scelta di “riciclo”, presentandosi alla festa della inaugurazione con un abito già indossato nel giorno in cui Jimmy Carter era diventato governatore della Georgia, 7 anni prima.
Non che l’abito in sé fosse questo segno di austerità, comunque: una cappa di chiffon sontuosamente e pesantemente decorata da bordure ricamate in oro, su un abito sempre di chiffon, blue.

Comunque nella foto si fa notare la figlia, Amy, all’epoca di 9 anni.
Già non bellissima di suo, la poverina sembra uscita da un film di Harry Potter, con quegli occhialoni tondi e la cappa viola di velluto.

NANCY REAGAN
La moglie di Ronald Reagan, all’epoca 59enne, diede il via ad una nuova epoca di glamour alla White House, a partire dal 1981
Evidentemente erano anni, quelli, anche oltre Oceano, di fasti da nuovi ricchi: poco gusto e molta ostentazione; gli anni, per intenderci, in Italia, di Craxi e della “Milano da bere”.
Al primo mandato presidenziale, Nancy si presentò con questo abito molto teatrale, in pizzo, fasciante e con una spalla nuda.

Al secondo mandato è evidente che sono passati gli anni (in senso anagrafico: un invecchiamento forte, se si pensa che si tratta solo di 4 anni!) e la zarina d’America deve “accontentarsi” (si fa per dire) di un completo più tradizionale, spezzato, ma pur sempre bianco e tempestato di pietre brillanti. Sempre fedele al suo stile di abiti a tubino, Nancy sapeva indubbiamente quale era la linea che la valorizzava, particolarmente adatta ad una figura “petite” che non si sarebbe certo avvantaggiata di eccessive aggiunte tipo gale o fiocchi o volant, puntandoinvece su tessuti di estremo (eccessivo) pregio.

BARBARA BUSH
Barbara Bush aveva 63 anni all’inaugurazione della presidenza del marito, nel 1989, non faceva niente per nasconderli, ma devo dire che il suo stile e la non-chalance con cui ha sempre portato la chioma bianca (che le ha valso l’appellativo di Silver Fox) erano gradevoli. Naturalmente soldi e accessori aiutano (vedere il triplo giro di perle ENORMI)
Ma anche una scelta coraggiosa, come il blu acceso di questo abito, cucitole addosso per nascondere e valorizzare, è da ammirare.

HILLARY CLINTON
Mai amata questa donna: fredda, calcolatrice, divoratrice della carriera altrui, arrampicatrice e cattivissimo role model per le donne americane (si veda la grottesca vicenda di Monica Lewinsky).
L’abito di pizzo di Oscar de la Renta, indossato a 45 anni di età, nel 1993, era viola: un segno delle traversie di là a venire?

LAURA BUSH
La moglie di George W. Bush sembrava avere molti problemi a confrontarsi con gli ingombranti modelli delle First Ladies che la avevano preceduta. Le scelte di due abiti così diversi, il rosso acceso del 2001 e il bianco tempestato di pietre preziose e vagamente trasparente e rivelante del 2005, per niente in carattere col suo tipo di bibliotecaria quasi dimessa, dimostrano come fosse ostaggio di consiglieri non avveduti, che ragionavano per categorie e non in base alla persona che avevano davanti.

MICHELLE OBAMA
E infine l’attuale First Lady, la creazione (molto individuale e indipendente) di un modello senza altri modelli precedenti, per tipo fisico, per caratteristiche sociali profondamente mutate, per desiderio di conferire a Michelle un senso di rottura con la tradizione e di novità assoluta anche in tema di abbigliamento.
Le due scelte delle due feste della inaugurazione dimostrano una evoluzione del pensiero e dello stile di Michelle e il suo sentirsi a maggior agio nel progredire della carriera.

Nei giorni scorsi sul Washington Post (giornale peraltro serissimo) c’era questa serie di gustose foto delle cosiddette “famiglie reali” degli Stati Uniti, vale a dire i presidenti.
L’occasione era quella della inaugurazione a Dallas della biblioteca donata da George W. Bush all’Università metodista locale (e a se stesso intitolata, con impeccabile understatement).

Erano presenti tutti i 5 presidenti viventi:

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Obama, Bush “Dabliu”, Clinton, Bush senior e Carter.
Devo dire che dell’esistenza di Carter mi ricordavo a mala pena……una meteora incolore fra Nixon e Reagan (anche se ci doveva essere stato in mezzo, da qualche parte, un altrettanto incolore Ford; e anche se Carter vinse un premio Nobel, se non sbaglio….ma tant’è: i “cattivi” della storia sono molto più memorabili).

Poi c’erano le 5 rispettive first ladies:

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Dal che si vede che le donne si conservano meglio.
Barbara Bush, famosa per il soprannome di “vecchia babbiona”, oggi sembra quasi la figlia del consorte!

Ma vorrei anche che si notasse la regalità del gesto e del piglio di Hillary Clinton. Nonostante i recenti problemi di salute, nonostante l’abbandono (provvisorio?) della scena politica, è stata lei il vero uomo della dinastia Clinton: nulla da dire. Antipatica, ma tanto di cappello.

E infine questo fantastico primo piano sui calzini di Bush senior:

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Il fatto è che nei commenti si esaltava il gusto tuttora dandy di vestire dell’anziano e malmesso ex-presidente!
“The socks have become his statement on style”

 

Mi capitano di continuo le battutine di amici e parenti sui miei presunti incontri con Barack Obama. O almeno l’esortazione a portargli i saluti di questo e quello.

Va bene: mi tocca.
Ma in realta’ questa volta ci sono andata vicino vicino, fuochino fuochino.

Il presedente e la moglie sono venuti a cena a 50 metri da casa mia, in una supervippissima, nuovissima location della movida washingtoniana, Barmini, della stella degli chef americani (!), Jose Andres.

Che e’ poi spagnolo e la cui fama si basa sulla “cucina molecolare“.
Il nome della filosofia gastronomica e’ gia’ tutto un programma di suo.
Certo non si corre il rischio di ingrassare (anche se lo chef, a giudicare dalla foto, mi pare pienotto, non solo di portafoglio, ma anche di stazza)
Ma si sa che Michelle a queste cose del peso e’ molto attenta. (Absit iniuria verbis)

Dall’esterno tutto appare minimal, si fa persino fatica a capire se il bar-ristorante e’ in funzione o no.
Le vetrine sono a prova di curiosi, con un rivestimento panna che a mala pena fa filtrare la luce.

All’interno invece, ci si sbizzrrisce, con un arredamento fra il funzionale, l’orrorifico e il ridicolo

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Funzioanlistico e minimal il bancone e le sedie alte (quasi Ikea)

Ma da Rocky Horror Picture Show la parete:

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Un po’ strano questo divano

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che ispira tutto tranne che il riposo.
sara’ fatto apposta per scoraggiare gli avventori a trattenersi troppo a lungo?

Comunque, cuoco e famiglia Obama si conoscono da tempo. Jose’ e’ certo il favorito del presidente che lo invita spesso alla Casa Bianca.

(ma le vedete queste donne americane, in sandali anche a Natale????)

E la sera di San Valentino la coppia presidenziale era a cena sotto casa mia (se cosi’ si puo’ dire).
Me ne sono accorta (e con me molti turisti e un po’ di washingtoniani doc) dal dispiegamento di forze dell’ordine, in pieno stile hollywood che avevano chiuso le strade intorno.
Per un attimo ho sperato in George Clooney, devo dire la verita’.
Ma mi sono dovuta ricredere per via che lo spiegamento era davvero massiccio.

Una mezz’oretta di attesa, mi ero anche conquistata la pool position….e invece, impetosamente, i poliziotti hanno fatto arrivare una supermegacamionetta a tre piani a coprire l’uscita del ristorante, hanno fatto salire la vettura presidenziale sul marciapiede e via!
Si sono “rubati” Obama e Michelle, in un soffio ed un turbinio di lampeggianti.

Siccome tutto quello che sono riuscita a fotografare sono le teste dei poliziotti, vi metto qui la foto di repertorio della First Couple

(A proposito: sto cercando questo vestito di Michelle per mari e monti; anzi: oceani e Montagne Rocciose. Se qualcuno sapesse dove lo posso comprare, gliene sarei grata)