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Archivio mensile:marzo 2013

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Non sarà un post molto lungo.
Forse nemmeno un vero post.
Solo auguri, tanti e di cuore, dal freddissimo, bianchissimo e nevoso Minnesota (con una puntata in Wisconsin).
Neve ovunque, ma una promessa di sole e di rinascita. Dietro alla finestra doppia e sbarrata guardiamo il sole pallido che fa scintillare la neve, sperando che porti quelli che annuncia: disgelo, luce, vita.
Buona Pasqua dall’orchidea di questo domestico giardino d’inverno.
Buona Pasqua col camino acceso, il burro e il formaggio buonissimo della “Dairyland”,

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un po’ di prosciutto San Daniele recuperato per caso (ma mai tanto dolce), vino italiano e le mie (regolari) due teglie di lasagne.

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Ho deciso: se non mi vogliono come “scholar” tento la sorte qui come insegnante di cucina italiana!

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Qualcuno aveva dato ordini diversi, ma non tutti lo sapevano.
Non lo sapevano gli studenti che contavano le settimane all’arrivo delle sospirate vacanze estive.
Non lo sapevano i negozi, con le vetrine piene di primaverili abitini dai colori pastello.
Non lo sapevano gli alberi ed i fiori che si ostinavano a tentare di tirar fuori boccioli teneri e indifesi, che non riuscivano a fiorire e sembravano rattrappirsi sotto il vento freddo.

Non lo sapevamo noi, con gli abiti invernali che cominciavano a chiedere pietà, le scarpe sempre bagnate di pioggia, gli ombrelli sfiniti dal gran lavoro, guanti sciarpe e cappelli sempre pronti, in attesa, accanto all’attaccapanni.

Qualcuno aveva dato l’ordine, sì: l’ordine di ricominciare da capo con l’inverno.

Il calendario diceva “Marzo”, ma era di nuovo novembre.
A dire il vero sembrava più ancora un dicembre impietoso, crudele, con nessuna memoria dell’autunno. Un novembre già invernale, solo qualche ora di luce in più.

Ma una luce inesistente, grigiastra, un prolungamento del crepuscolo, un crepuscolo anche al mattino.

Quel giorno, poi, era perfino nevicato. Coltre bianca sotto quelle povere magnolie in boccio.

Neve tardiva?
Ma no, neve precoce. Sta nevicando in novembre.
E le magnolie in boccio?
Non hanno ricevuto l’ordine, non sono state avvisate.
Come “non sono state avvisate”?
Forse non hanno un indirizzo e.mail attivo.
Come non lo hanno? Ce l’hanno sì: magnoliatrees@pennsylvanyaavenue.com
Ecco l’errore: non e’ un indirizzo governativo. Bisogna fornirlo loro: dev’essere un “punto GOV”. In fondo sono o non sono impiegate statali? Impiegate di basso livello, ma pur sempre addette ad un compito governativo: addobbare la via delle parate.
Siamo d’accordo, ma chi vorrà mai fare marce o parate se siamo di nuovo in inverno?
Staremo a vedere. Intanto avvertitele, le magnolie. Non è dignitoso. Sembra quasi una ribellione, invece di ignoranza.
Sara’ fatto. Aggiungeremo anche un “Thank you for your continued patience and cooperation during this year’s protracted winter process”.

Ma chi aveva dato l’ordine?

Le congetture si inseguivano, su internet. Sì, perché i giornali, tutti più o meno governativi, come lo Washington Post, facevano da sottofondo discreto alla decisione che il governo aveva comunicato, cercando di distogliere l’attenzione del pubblico parlando di stupidaggini come la crisi budgetaria federale, il sequester.

Lo snob e wasp New York Times aveva protestato perché le regole politically correct delle alternanze erano state disattese. Ma giusto solo un poco: in fondo la nascita di una nuova minoranza, quella delle primavere in via d’estinzione, era una cosa cui plaudire.

Il Financial Times si era chiesto quale impatto potesse tutto ciò avere sulle borse. Ma si era presto rassicurato per via dell’impennata delle azioni delle industria delle apparecchiature riscaldamento, come sempre in barba ai protocolli di Tokyo e di Lisbona.

Dunque le ipotesi.

1) i catastrofisti si stracciavano le vesti rispolverando le vecchie teorie sul riscaldamento globale, anche se a dire il vero,non si capiva perché producesse tanto freddo.

2) i cospirazionisti avevano trovato inconfutabili prove che una setta giudaico-pluto-massonica aveva creato, in un misterioso laboratorio dell’Alaska medio inferiore, un virus letale che faceva ammalare le specie arboree diventate per questo incapaci di produrre clorofilla. Ne derivava una mancata ossigenazione dell’atmosfera, un ristagno dell’anidride carbonica, nuvole perenni,mancato irraggiamento solare, freddo.

3) gli arcanisti citavano l’adempimento delle profezie cabalistiche di Nostradamus, di Rasputin, di un sonetto di Shakespeare letto al contrario e saltando un verso sì e uno no, nonché la fine del calendario della Terra di Mezzo.

4) i mormoni dello Utah, gli Amish della Pennsylvania, i Mennoniti del Minnesota, i Sefarditi di Park Avenue e i Cavalieri di Colombo si accusavano gli uni gli altri di aver ceduto al modernismo, al revanscismo, all’integralismo, al bubbonismo.

5) Ophra scrisse un nuovo libro e comprò per l’occasione una nuova parrucca; in Italia Giacobbo fece un nuovo documentario sul potere dei Templari, Vespa si fece costruire un plastico dell’inverno, Matteo Renzi incolpò la classe politica di vecchie carampane, incapaci di lasciar posto ai nuovi germogli. Seracini cose l’occasione buona (non per tacere, quando mai!) per affermare che il freddo globale era una corrente d’aria proveniente dalla misteriosa intercapedine dietro cui si celava la Battaglia di Anghiari: sarebbe bastato buttare giù quello stupido Vasari che si interponeva fra lui e la gloria!

Non sia mai che la capitale degli Stati Uniti si faccia trovare impreparata di fronte a qualsiasi evento!
Quindi, eccoci qui: dicono che oggi è il primo giorno di primavera? E allora che primavera sia!
Anche se la temperatura è sempre pericolosamente vicina allo zero (e di notte ben “below”).
Anche se il meteo minaccia neve un giorno sì e uno no.
Ma se dev’essere primavera, che primavera sia!
La Pennsylvania e la Constitution Avenue, con le loro piazze alberate, si preparano. Ecco le avanguardie:

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Non c’è che dire: rispetto ai nostri prezzi qui si farebbero affari d’oro.

Se non che si rischia grosso con la stile. Soprattutto se si vuole vestire un po’ … non dico elegante, ma almeno “formale”….

una combinazione un po’ fru fru

l’erba del vicino è sempre più verde

eleganza retró (ma proprio tanto, retró….)

la figlia del capitano (del settimo cavalleggeri)

guardando all’Inghilterra (altra patria della moda, proprio, vero?

vola vola vola vola l’ape Maia

E per concludere una selezione di scarpette veramente carine….

righe

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Con qualche consiglio anche di moda maschile…

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La fascinazione dei pittori Pre-Raffaelliti per Dante è nota.
E naturalmente, data la loro propensione a cercare modelle straordinariamente belle che colpissero la fantasia riportando indietro nel tempo ed incarnando un ideale di bellezza antica, molto particolari ed interessanti sono le loro scelte estetiche relative alle donne simbolicamente amate dai grandi della letteratura italiana delle origini, Dante, Petrarca e Boccaccio.

Le tre donne, Beatrice, Laura e Fiammetta, vanno a comporre un trittico ideale che si sovrappone alla rappresentazione semplicistica, da Bignami si sarebbe detto ai miei tempi (da Wikipedia, si potrebbe dire oggi) di tre declinazioni dell’amore.
Quello della donna angelica, che innalza l’animo a Dio (Beatrice);

quello della donna misteriosa che rimepie della sua assenza l’animo dell’amante (Laura);

quello della donna più passionale ed umana, regina di un mondo in trasformazione (Fiammetta).

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Dante Gabriel Rossetti, The Salutation of Beatrice

 

Emma Sandys, Boccaccio’s Fiammetta

 

Eleanor Fortescue-Brickdale, Petrarch’s Laura at Avignon

 

La Laura di Petrarca mi era sempre stata antipatica, quando facevo il liceo.

Oggi so perché.

 

In un mondo sempre più omologato,in cui anche i bambini sembrano essere preda dell’elettronica, scoprire che giocano ancora con i mattoncini della Lego è stato un sollievo.

Indovinate dov’è questo negozio:

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Esatto, proprio a Rockefeller Center

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È così davanti alla famosa pista di ghiaccio, ci sono montagne di mattoncini, semplici e complessi, raggruppati per dimensioni, per colore, ma anche composti abilmente a formare vere opere d’arte

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Poi, naturalmente, i piccoli paesaggi urbani e i piccoli personaggi

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E le storie mutuate dal cinema:

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Questo mostraccio puzzolente, chi lo riconosce?

E questo recentissimo eroe?

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È inutile, tanto sono sempre i cattivi ad essere più riconoscibili.
Ve ne propongo tre:

1.

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2.

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3.

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Una scatola di mattoncini a chi indovina!

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E parlando di fortune, ecco cosa ho trovato a New York in un freddissimo week end di inizio marzo:

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La mostra quasi perfetta.
Che mio figlio ha immancabilmente definito “La peggiore cui tu mi abbia trascinato”!

Invece era fascinosissima: un cumulo impressionante di dipinti di altissima qualita’ di impressionisti e post impressionisti e abiti VERI, dell’epoca, quelli che si ritrovano nei ritratti, nelle scene en plen air, nelle rappresentazioni dei salotti parigini.

Una chicca.

Questo l’ingresso alla mostra, con la suggestione del bellissimo abito a strisce marroni e verdi, una pesantissima seta che sembra ancora frusciare, pur dal manichino immobile, tanto e depositato nella nostra memoria il movimento interrotto, il gesto studiato eppure spontaneo con cui la moglie di Monet, Camille, viene ritratta nel suo camminare e voltarsi, come per rispondere ad un richiamo. Una istantanee da eternita’.

Claude Monet, Camille

E poi ancora il Luncheon on the grass di Monet, con davanti un vestito estivo, in piquet bianco, identico a quelli indossati dalle protagoniste del dipinto.

Impressionism, Fashion, and Modernity

O la amatissima moglie di Bartholome’, ritratta sulla soglia fra serra e giardino, quasi un presagio della morte imminimente che l’avrebbe colta di li’ a pochi anni.

E il vestito, esattamente quel vestito, conservato dal pittore in sua memoria, e cosi’ giunto fino a noi.

Albert Bartholomé, Dans la serre ou Madame Bartholomé 

E i corsetti (mamma mia, che invidia di quei vitini di vespa!)

quelli veri e quelli dipinti:

Before the Mirror

Edourad Manet, Before the mirror

E i ventagli:

quelli veri, quelli delle foto e quelli di Manet

Edouard Manet, Baudeleire’s mistress

E le due donne si somigliano tanto da poter pensare che siano la stessa persona!

Chissa’ perche’ a mio figlio la mostra non sara’ piaciuta.
Credo per i vestiti, solo per quello.
Perche’ poi si e’ innamorato perso di questo Monet alla Frick Collection. Di tutta la Frick ricordera’ per sempre solo questo paesaggio. Una scelta, a suo modo, sofisticata, direi: