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Avvistato al caffé della National Gallery of Art di Washington.
Un gondoliere in vacanza?
O un emulo di Maurice Chevalier?

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Certo che, nella sua casualità, è interessante anche l’accostamento con il manifesto dell’uomo in tuba, sullo sfondo.
Ma esiste il caso?

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Nei giorni scorsi sul Washington Post (giornale peraltro serissimo) c’era questa serie di gustose foto delle cosiddette “famiglie reali” degli Stati Uniti, vale a dire i presidenti.
L’occasione era quella della inaugurazione a Dallas della biblioteca donata da George W. Bush all’Università metodista locale (e a se stesso intitolata, con impeccabile understatement).

Erano presenti tutti i 5 presidenti viventi:

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Obama, Bush “Dabliu”, Clinton, Bush senior e Carter.
Devo dire che dell’esistenza di Carter mi ricordavo a mala pena……una meteora incolore fra Nixon e Reagan (anche se ci doveva essere stato in mezzo, da qualche parte, un altrettanto incolore Ford; e anche se Carter vinse un premio Nobel, se non sbaglio….ma tant’è: i “cattivi” della storia sono molto più memorabili).

Poi c’erano le 5 rispettive first ladies:

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Dal che si vede che le donne si conservano meglio.
Barbara Bush, famosa per il soprannome di “vecchia babbiona”, oggi sembra quasi la figlia del consorte!

Ma vorrei anche che si notasse la regalità del gesto e del piglio di Hillary Clinton. Nonostante i recenti problemi di salute, nonostante l’abbandono (provvisorio?) della scena politica, è stata lei il vero uomo della dinastia Clinton: nulla da dire. Antipatica, ma tanto di cappello.

E infine questo fantastico primo piano sui calzini di Bush senior:

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Il fatto è che nei commenti si esaltava il gusto tuttora dandy di vestire dell’anziano e malmesso ex-presidente!
“The socks have become his statement on style”

 

Trucco per uomini

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Sarà anche un trucco maschile (a parte che a me l’espressione sembra una contraddizione in termini….ma io sono agée, si sa, e soprattutto sono antiquata).
Questo vorrebbe sottindere la pubblicità del rossetto, presentato come unisex…

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Ma a me questo fard leopardato sembra tanto da drag queen

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Il 16 aprile, è una ricorrenza importante in Washington DC: è l’Emancipation Day, vale a dire l’anniversario del giorno in cui, nel 1862, Abramo Lincoln firmò il Compensated Emancipation Act, una dichiarazione di liberazione per gli ancora 3000 schiavi che vivevano nel District of Columbia.
L’atto avvenne ancora in piena guerra civile e fino alla fine di questa, nel 1865, la schiavitù non fu ufficialmente abolita negli Stati Uniti. Ma certo l’atto di Lincoln fu importantissimo e stabilì in maniera inequivocabile che uno dei portai della guerra civile sarebbe stato anche questo, la liberazione definitiva o la permanenza in schiavitù degli afromaericani.

Una data ai nostri giorni ancor più significativa, dato che abbiamo un presidente afroamericano.

Il giorno viene celebrato con una grande e colorata parata per le vie della città.
Ma ieri il festeggiamento ha avuto una dimensione in più, all’indomani delle bombe della maratona di Boston: il senso della liberazione dalla schiavitù della paura.
E il senso di questa America che non si arrende mai, che scende in piazza a festeggiare, vecchi e bambini, belle ragazze, scolaresche, bande militari e figuranti in costume, con un senso della storia e della propria identità, anche quella acquisita, che davvero non possiamo far altro che invidiare loro.

Ed ecco un po’ di foto:

 

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Gli Amish sono una curiosa setta integralista tipica della Pennsylvania (ma anche di alcune altre zone rurali degli Stati Uniti, come per esempio il Wisconsin) che professano una totale avversione alla vita moderna, alle tecnologie, a cominciare dai trattori, i telai meccanici, ecc.
Sono, in pratica, fermi al 1700.
Con qualche eccezione dovuta alla necessità di vivere nelle loro isolate fattorie (come il furgone comunitario o il telefono da usare nelle emergenze e solo sotto supervisione dei capi religiosi). E delle curiosità integraliste come il rifiuto di usare cerniere lampo o bottoni automatici nei vestiti.

Sono oggi più famosi grazie al film “Witness – Il testimone”, con Kevin Costner, ambientato in una comunità Amish.
E sono molto di moda nei mercatini alimentari bio per il non uso di OGM e addirittura fertilizzanti, regolamentato da leggi religiose.

Eccovi un po’ di “chicche” Amish, dai mercati di Philadelphia:

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Questa ragazza, invece, cercava di nascondersi alla macchina fotografica. Pare che secondo la loro interpretazione di un versetto della Bibbia, farsi una fotografia equivalga ad idolatria.

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By the way, le cuffiette sono di ordinanza, non per ragioni di igiene nella vendita al pubblico di generi alimentari, ma per ragioni religiose. (Almeno da noi le donne stavano col velo solo in chiesa!).

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E un segnale stradale che invita alla prudenza a causa dei veicoli a cavalli degli Amish

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Continuando con sporadici, ma “pregnanti” ricordi del mio soggiorno negli Stati Uniti, facciamo un breve excursus tra la moda locale.
Abiti da sera, sì, ma a poco prezzo!
In nessun luogo come nella patria del consumismo è invece presente e vivo il fenomeno del riciclare, del riproporre quello che si usa magari una volta sola nella vita.
Quindi abiti da sposa, sì, ma anche abiti da sera, di quelle serate eccessive, lustre, luccicanti, colorate, come solo qui si possono avere.
Le fiere vintage, il vintage stesso, ma anche l’introdurre nella categoria “vintage” epiche e mode sempre più recenti, trovano un grandissimo favore negli USA.
Chi non ricorda il favoloso basement di Filine’s a Boston? Malauguratamente chiuso (e per sempre!, pare) da pochi mesi.
Adesso l’indirizzo di riferimento a NY pare sia il Loehmann’s store, sulla Settima Avenue, tra la 16th e la 17th, West Side, zona Chelsea.
Pare si possano trovare affari colossali.
Sarà questione di momento, o forse di gusti: a me non è sembrato poi questa meraviglia, né dal punto di vista dei prezzi né da quello della scelta.
Comunque…..ecco un assaggio degli abiti da sera (giocando con l’inutilità):

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Per finire una chicca: le scarpe!!!

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La “nail art” impazza, negli Stati Uniti.
È esercitata soprattutto da estetiste (?) cinesi e indiane. Anzi, tiranni cinesi, sia uomini che donne, che in antri improbabili schiavizzano piccole donne orientali di varia nazionalità, impaurite e che probabilmente vivono quasi solo delle mance che ricevono.
Comunque si trovano questi negozietti per pedicure e manicure ovunque ed è difficile resistere alla tentazione…
Anche per me, che pur usando smalti a gogó per le unghie dei piedi, non mi ero MAI dipinta le unghie delle mani.
E quindi: mai dire mai…!

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Una “falsa” French Manicure (mai avute le unghie abbastanza lunghe per fare quella vera)

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E poi le mie preferite, rosso fegato:)