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CASVA

Cultura non è solo una delle biblioteche piú belle del mondo (per specialismo)

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Cultura è anche bellezza e simbolo

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È anche offrire gentilezza insieme alla memoria e all’oggi

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Cultura sono società che interagiscono

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Cultura è anche saper offrire un attimo di relax

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Lo scorso anno, all’inizio del mio blog dagli Stati Uniti, avevo fatto un post sulla miliardaria americana cui dovevo la mia avventura, Ailsa Mellon Bruce

Era una bella signora, con molti soldi, una vita sfortunata e un bellissimo ritratto in una d’ala della National Gallery. Che aveva lasciato molti soldi, andati a finanziare la cultura (ed anche il mio fellowship, fra le altre cose).



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Ailsa Mellon ebbe un’unica figlia, Audrey, dal matrimonio con un diplomatico, finito in divorzio. “Elegantemente” l’ex-marito si risposò solo tre giorni dopo il divorzio.
Ailsa e Audrey furono sempre distanti l’una dall’altra. La ragazza fuggì per sposarsi lontano dalla madre, con un avvocato, attivista nel campo dei diritti civili. La coppia ebbe tre figli, ma la tragedia si abbatté su di loro: perirono entrambi in un incidente aereo, per il quale si sospettò anche un sabotaggio. L’aereo e i loro corpi non vennero mai ritrovati. Dal testamento si scoprì che, con un gesto che sanciva il distacco totale dalla famiglia Mellon, la coppia lasciava i figli sotto la tutela di una coppia di amici, professori a Yale.

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Come non ricordare che “anche i ricchi piangono”?
(Con la differenza che rispetto a noi comuni mortali, si asciugano meglio le lacrimucce.
Balocchi e profumi, insomma: con tanti balocchi per distrarsi e tanti profumi per stordirsi)

Quest’anno devo il “raddoppio” dell’esperienza americana a un altro filantropo, altrettanto miliardario e dalla vita altrettanto particolare, Edmund Jacob Safra
E anche in questo caso si ripete il collegamento fra fortune materiali e sfortune private.



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In questo caso è la sua morte ad essere una tragedia degna di un film giallo non comune.
Lo straricco banchiere di origine ebraico-libanese venne ucciso a Montecarlo dal cameriere-badante. Questi appiccò fuoco al lussuoso appartamento in cui Safra, malato di Parkinson, era alloggiato, qcon l’intento di fare poi la figura dall’eroe salvando il multimilionario, per assicurarsi così la sua gratitudine eterna e non rischiare un licenziamento forse annunciato.
Le cose, però, non andarono come sperato e il salvataggio non riuscì.

E oggi?
Resta la (manco a dirlo) ricchissima vedova, chiamata la Gilded Lily.

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Cui certo le mille attività filantropiche e culturali (tra cui anche la mia borsa di studio) non inibiscono una vita doratissima, a dir poco.

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Una foto di un tramonto.
Ma tanto rosa da sembrare un’alba.
Passando dal corridoio di questo luogo di nuovo mio, la luce mi ha colpita; e con la luce, la visione.

Stanotte è nevicato, una neve leggera, presto sparita. Vento gelido, cielo terso.
Ma la luce rosa di questo febbraio appena cominciato sembra già primavera.

Bentornata, sì.
Bentornata in USA.
Bentornata a Hogwarts.

Come ogni castello che si rispetti, anche questo castello del sapere, il CASVA, ha un suo guardiano misterioso, un essere fantasmatico che si aggira (soprattutto all’imbrunire e di notte) tra i corridoi (specialmente dei sotterranei), comparendo all’improvviso, facendo strani rumori di metallo cigolante e biascicando frasi incomprensibili.

Somiglia tantissimo ad Argus Gazza, guardiano del vero Hogwarts

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solo più sinistro, con nemmeno quel tocco umano del possedere un gatto.

Sono sicurissima che sia un fantasma. Ha la capacità di aggirarsi sempre per il meandro più nascosto e meno illuminato. Anzi, nel momento stesso in cui si spengono le luci, lui compare!

Dopo lunghi appostamenti, però, sono riuscita a riprenderlo in fotografia …. sembrano di quelle foto che furbi individui che si spacciavano per medium vendevano agli appassionati di soprannaturale nella Londra dell’Ottocento…..

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Ditemi un po’ voi cosa ve ne pare!!!

Stiamo per entrare…..
Non siete emozionati?
Non è un luogo per tutti. Si entra solo se chiamati: come ad Hogwarts.
Anche per arrivare qui bisogna aver ricevuto una lettera, una lettera speciale…..
Bisogna prendere un “treno” fantasma (diciamo….io ho preso un solidissimo aereo….ma quello dipende, credo, dalla località di partenza). Per lo meno non bisogna lasciarselo sfuggire, il treno.

Un giorno magari racconterò anche di quel treno.
Non oggi: oggi entriamo.
C’è già tanto da vedere e scoprire così.

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Hogwarts è così, un pozzo senza fine, un pozzo di San Patrizio di libri.

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Nel pozzo si sale

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(meno male che in questa Hogwarts moderna ci sono ascensori e non scale che si dividono e si incrociano pericolosamente).

E si arriva nella stanza del….Grifon d’oro? Serpe verde? Fate voi.
Per ora la stanza ha un numero:

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Ed eccola:

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Non manca il panorama, su Capitol Hill:

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Il quadro (sarà animato come quello della Fat Lady?)

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(per chi vuol sapere qualcosa di più sull’autore, William Chapin Seitz, uno storico dell’arte anche lui….monotoni, eh?….guardi QUI)

E poi dei “quadri” molto più belli: il mio arredo privato della stanza:

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E alla fin fine ho fatto anche la buona zia e ci ho messo anche quest’altra, figli e nipotastri:

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Ma eccoci al misterioso, affascinante, romanzesco castello di Hogwarts.
Là dove si studia la magia, dove tutto il desiderabile è a portata di mano, dove tempo e accessori magici te li regalano, non devi nemmeno fare la fatica di andarteli a comprare a Diagon Alley.

Hogwarts è il CASVA, il Center for Advanced Study in the Visual Arts, un luogo della cultura e della ricerca quanti altri mai al mondo, per il mio piccolo ambito di arti magiche.

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È ospitato nell’ala est della National Gallery of Art di Washington, che si affaccia direttamente sul Mall

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Quando sono arrivata, 2 settimane fa (gosh!, come vola il tempo…..), c’era di fronte un bellissimo boschetto di magnolie in fiore. Oggi c’è un tappeto di fiori rosa da calpestare.

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L’edificio è dell’architetto sino-americano Ieoh Ming Pei, lo stesso della piramide del Louvre, per intendersi. Uno spazio enorme, aperto verso il cielo, a catturare la luce rosata di questa impressionante città-simbolo.

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E questo finalmente è l’ingresso dentro l’ingresso.
“Per me si va tra la FELICE gente”

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